L’aerosolterapia è una delle modalità di somministrazione dei farmaci più diffuse nella pratica clinica respiratoria, sia in ambito ambulatoriale sia domiciliare. Trasforma il farmaco liquido in particelle finissime capaci di raggiungere le vie respiratorie profonde. In questo modo il principio attivo arriva direttamente nella sede dell’infiammazione o dell’infezione. Ciò riduce gli effetti sistemici e favorisce un’azione più rapida rispetto alla somministrazione orale. Tuttavia, dietro l’apparente semplicità di un apparecchio per aerosol si nasconde una tecnologia che, se scelta male, può vanificare l’efficacia della terapia prescritta dal medico.
Sul mercato sono disponibili tre principali tecnologie di nebulizzazione: a pistone, a ultrasuoni e a membrana vibrante (mesh). Ognuna utilizza un diverso meccanismo di funzionamento, produce particelle di dimensioni differenti e presenta indicazioni specifiche. Scegliere il dispositivo sbagliato o utilizzare accessori non adeguati può ridurre sensibilmente la quantità di farmaco che raggiunge le vie respiratorie.
Questa guida approfondisce le caratteristiche tecniche di ogni tipologia di aerosol professionale, le indicazioni cliniche specifiche, i criteri di scelta degli accessori e le pratiche corrette di igiene e manutenzione.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere esclusivamente indicativo e divulgativo. La scelta del tipo di apparecchio per aerosolterapia, del farmaco da nebulizzare e della durata del trattamento deve essere sempre stabilita dal medico curante o dallo specialista pneumologo. Non tutti i farmaci sono compatibili con tutte le tecnologie di nebulizzazione: prima di utilizzare un apparecchio per aerosol, verificare sempre le indicazioni riportate nel foglietto illustrativo del farmaco prescritto e consultare il medico o il farmacista in caso di dubbi. Non sostituire mai il parere di uno specialista con le informazioni trovate online.
Come funziona l’aerosolterapia: principi generali
L’aerosolterapia consiste nel trasformare un farmaco in formulazione liquida, in soluzione o in sospensione, in un insieme di particelle finissime sospese in un gas, generalmente aria, che possono essere inalate attraverso una mascherina, un boccaglio o una doccia nasale. Il principio comune a tutte le tecnologie di nebulizzazione è la trasformazione di una soluzione liquida contenuta in un’ampolla in una nebbia di microgoccioline che, una volta inalate, si depositano lungo l’apparato respiratorio in base alla loro dimensione fisica.
Il parametro tecnico più importante per valutare l’efficacia clinica di un apparecchio per aerosol professionale è il MMAD (Mass Median Aerodynamic Diameter), ovvero il diametro aerodinamico mediano di massa delle particelle prodotte, espresso in micron. Questo valore determina in quale tratto dell’apparato respiratorio si depositerà la maggior parte del farmaco. Le particelle superiori a 5 micron tendono a fermarsi nelle vie aeree superiori. Quelle inferiori a 5 micron raggiungono più facilmente bronchi e bronchioli. Le particelle inferiori a 2-3 micron possono arrivare fino agli alveoli polmonari. La scelta della tecnologia di nebulizzazione e dell’ampolla deve essere coerente con la patologia da trattare. Un’infezione delle prime vie respiratorie richiede particelle più grandi. Una broncopolmonite, invece, necessita di particelle in grado di raggiungere in profondità i bronchi.
Aerosol a pistone: funzionamento e indicazioni
I nebulizzatori a pistone, noti anche come nebulizzatori pneumatici o ad aria compressa, sono tra i dispositivi più diffusi e più utilizzati per l’aerosolterapia, sia in ambito domestico che professionale. Il funzionamento è relativamente semplice. Un piccolo compressore comprime l’aria e genera un flusso ad alta pressione. L’aria viene convogliata nell’ampolla contenente il farmaco. Il getto frammenta il liquido in microgoccioline che vengono inalate tramite mascherina o boccaglio. Questo getto d’aria ad alta velocità investe la superficie del liquido contenuto nell’ampolla, frammentandolo in microgoccioline che vengono poi convogliate verso la mascherina o il boccaglio.
Il principale vantaggio dell’aerosol a pistone è la sua elevata compatibilità con i farmaci. A differenza degli aerosol a ultrasuoni, non riscalda in modo significativo la soluzione. Questo riduce il rischio di alterare i principi attivi termolabili. Per questo motivo è spesso la scelta preferita per antibiotici, cortisonici e farmaci più delicati.
Caratteristiche tecniche dell’aerosol a pistone
Gli aerosol a pistone producono generalmente particelle con un MMAD di circa 2 micron. Questa dimensione è adatta a raggiungere sia le vie aeree superiori sia quelle inferiori, comprese le strutture bronchiali più profonde.
Tra le caratteristiche più rilevanti nella scelta di un apparecchio a pistone si possono evidenziare le seguenti:
- Compatibilità farmacologica universale: l’aerosol a pistone può nebulizzare praticamente qualsiasi farmaco per via inalatoria. È adatto anche a sospensioni dense, soluzioni oleose e antibiotici. Inoltre non comporta il rischio di degradazione termica del principio attivo.
- Velocità di nebulizzazione: espressa in millilitri al minuto, indica la quantità di farmaco liquido che il dispositivo riesce a trasformare in aerosol inalabile in un determinato lasso di tempo. Gli apparecchi professionali a pistone hanno generalmente una velocità di nebulizzazione compresa tra 0,2 e 0,4 ml al minuto. Questi valori garantiscono un buon equilibrio tra efficacia terapeutica e durata della seduta. In genere il trattamento dura tra i 5 e i 15 minuti.
- Rumorosità e ingombro: gli aerosol a pistone, per via del compressore meccanico interno, sono generalmente più rumorosi rispetto alle tecnologie a ultrasuoni e mesh, con livelli sonori che possono superare i 55 o 60 decibel nei modelli più datati. Sono anche più ingombranti rispetto ad altre tecnologie. Negli ultimi anni, però, sono stati introdotti modelli compatti con microcompressore e batteria ricaricabile. Offrono gli stessi vantaggi terapeutici in un formato più pratico da trasportare.
- Robustezza e durata nel tempo: grazie alla struttura meccanica relativamente semplice, gli aerosol a pistone sono generalmente più resistenti rispetto ai modelli a ultrasuoni o mesh. Richiedono inoltre costi di manutenzione contenuti. Con una corretta manutenzione possono durare molti anni.
Aerosol a ultrasuoni: funzionamento e indicazioni
Gli aerosol a ultrasuoni utilizzano un principio completamente diverso. All’interno del dispositivo è presente un cristallo piezoelettrico. Quando viene attraversato dalla corrente elettrica vibra ad altissima frequenza. Le vibrazioni trasformano il liquido in microgoccioline che vengono poi inalate dal paziente.
Il principale vantaggio dell’aerosol a ultrasuoni è l’elevata velocità di nebulizzazione. Può raggiungere circa 1 ml al minuto, contro gli 0,2-0,3 ml dei modelli a pistone. Questa caratteristica permette ad alcuni farmaci, come la tobramicina, di raggiungere concentrazioni più elevate nelle secrezioni bronchiali in tempi più rapidi. Per questo motivo gli aerosol a ultrasuoni sono apprezzati anche nella fisioterapia respiratoria con soluzione fisiologica.
Limiti e controindicazioni dell’aerosol a ultrasuoni
Nonostante il vantaggio dell’elevato output, l’aerosol a ultrasuoni presenta alcuni limiti clinicamente rilevanti che devono essere conosciuti prima di scegliere questa tecnologia per una terapia prescritta. Il principale riguarda il riscaldamento della soluzione: le vibrazioni ad alta frequenza generano calore all’interno della soluzione nebulizzata. L’aumento della temperatura può alterare o inattivare alcune molecole termolabili, come i cortisonici e alcuni antibiotici.
Per questo motivo molti foglietti illustrativi sconsigliano l’utilizzo degli aerosol a ultrasuoni con determinati principi attivi. Prima dell’uso è sempre opportuno verificare le indicazioni del farmaco prescritto.
Un altro limite riguarda le dimensioni delle particelle prodotte. Contrariamente a quanto si pensa, gli aerosol a ultrasuoni non producono sempre particelle più piccole. In molti casi il diametro è uguale o persino superiore a quello ottenuto con i dispositivi a pistone. Gli aerosol a ultrasuoni hanno generalmente un costo di acquisto più elevato. Richiedono anche una manutenzione più accurata. Inoltre producono spesso una maggiore quantità di condensa nei tubi di raccordo. Questo può rendere necessario l’utilizzo di una quantità superiore di farmaco.
La tecnologia mesh: l’innovazione nella nebulizzazione
La tecnologia mesh rappresenta l’evoluzione più recente nel campo dell’aerosolterapia e si basa su un principio di funzionamento ibrido tra quello pneumatico e quello ultrasonico. Il cuore del sistema è una sottile membrana metallica microforata. Un attuatore piezoelettrico la mette in vibrazione. Il farmaco attraversa i microfori trasformandosi in aerosol. Questo sistema consente una nebulizzazione molto precisa.
Il principale vantaggio della tecnologia mesh è la precisione nella produzione delle particelle. La loro dimensione dipende direttamente dal diametro dei microfori presenti nella membrana. Questo consente a una maggiore quantità di farmaco di raggiungere le basse vie aeree. Allo stesso tempo riduce la deposizione in bocca e in gola, diminuendo anche il rischio di effetti collaterali locali.
Gli aerosol mesh sono anche molto portatili. Spesso funzionano a batteria e producono meno di 30 decibel di rumore. Per questo sono indicati durante i viaggi, nelle terapie pediatriche e per chi deve effettuare più sedute nell’arco della giornata.
Tabella di confronto tra le tre tecnologie
Per orientarsi con maggiore chiarezza tra le diverse opzioni disponibili sul mercato, è utile confrontare in modo sintetico le caratteristiche tecniche e cliniche delle tre principali tecnologie di nebulizzazione attualmente disponibili per l’aerosolterapia professionale e domiciliare.
| Caratteristica | Pistone | Ultrasuoni | Mesh |
|---|---|---|---|
| Compatibilità farmaci densi/oleosi | Ottima | Limitata | Buona |
| Rischio di degradazione termica | Minimo | Presente | Ridotto |
| Rumorosità | Alta (55-60 dB) | Bassa (sotto 30 dB) | Molto bassa |
| Velocità nebulizzazione | 0,2-0,4 ml/min | Fino a 1 ml/min | Variabile, generalmente elevata |
| Portabilità | Limitata (modelli standard) | Buona | Ottima |
| Costo manutenzione | Basso | Più elevato | Medio (sostituzione membrana) |
L’ampolla nebulizzatore: tipologie e funzione
L’ampolla nebulizzatore è il componente dell’apparecchio per aerosol in cui viene introdotto il farmaco liquido da trasformare in particelle inalabili. È il componente principale di qualsiasi dispositivo di nebulizzazione. La sua progettazione influisce sulla dimensione delle particelle, sulla velocità di erogazione e sulla quantità di farmaco che raggiunge le vie respiratorie. Influisce anche sul volume residuo che rimane all’interno dell’ampolla.
Le ampolle per aerosol professionale si distinguono per diverse caratteristiche tecniche che è importante conoscere al momento della scelta o della sostituzione del componente:
- Ampolle standard: progettate per un uso generico, offrono una buona versatilità nella nebulizzazione di un’ampia gamma di farmaci. Sono indicate per le terapie domiciliari di routine e per l’uso ambulatoriale generico, dove non sono richieste prestazioni particolarmente elevate in termini di velocità o di dimensione specifica delle particelle.
- Ampolle ad alto rendimento: progettate con geometrie interne ottimizzate per ridurre il volume residuo di farmaco che rimane inutilizzato al termine della seduta, massimizzando la quota di principio attivo effettivamente erogata e respirata dal paziente. Sono particolarmente indicate quando si utilizzano farmaci costosi o quando è necessario somministrare l’intera dose prescritta nel minor tempo possibile.
- Ampolle specifiche per farmaci a basse vie respiratorie: dotate di una conformazione interna studiata per generare particelle di diametro inferiore ai 5 micron, indicate per le terapie che devono raggiungere bronchi e bronchioli, come nel trattamento dell’asma bronchiale o della broncopolmonite. La scelta dell’ampolla corretta, in questo caso, è clinicamente determinante quanto la scelta della tecnologia di nebulizzazione stessa.
- Ampolle per uso pediatrico: realizzate con volumi ridotti e caratteristiche di erogazione calibrate sulle esigenze dei bambini, spesso abbinate a mascherine di dimensioni più piccole e a design più accattivanti per favorire la collaborazione del piccolo paziente durante la seduta di aerosolterapia.
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- Aerosol professionale a pistone ad aria compressa: dispositivo aerosol a compressore progettato per offrire trattamenti respiratori mirati, sia in ambito professionale che domestico.
- Aerosol per bambini e adulti con doccia nasale: nebulizzatore 2 in 1 con doccia nasale che aiuta te ed i tuoi bambini a respirare meglio, grazie alla funzione di irrigazione nasale ed al trattamento di nebulizzazione per i disturbi respiratori.
- Apparecchio professionale per aerosolterapia: apparecchio professionale per aerosolterapia. Silenzioso, con struttura in ABS autoestinguente, pratico e semplice.
- Set accessorio per aerosol: kit comprendente 1 Ampolla RF7 Plus 1 Mascherina Adulto, 1 Mascherina Pediatrica, 1 Boccaglio, 1 Nasale, 1 Tubetto 1 mt.
La scelta della mascherina aerosol: adulto, pediatrico e boccaglio
La scelta dell’interfaccia attraverso cui il paziente inala il farmaco nebulizzato è un fattore clinicamente rilevante quanto la tecnologia dell’apparecchio stesso. Una mascherina aerosol mal dimensionata o posizionata in modo scorretto può ridurre significativamente la quota di farmaco effettivamente inalata, vanificando l’efficacia della terapia anche con un dispositivo tecnicamente performante. Gli accessori disponibili per l’inalazione del farmaco nebulizzato si distinguono per forma e indicazione clinica:
- Mascherina facciale adulto: copre naso e bocca ed è indicata quando si desidera trattare contemporaneamente le vie aeree superiori e inferiori, o quando il paziente non riesce a utilizzare correttamente un boccaglio per difficoltà cognitive, motorie o di collaborazione. La mascherina deve aderire bene al viso senza creare dispersioni laterali del farmaco nebulizzato, che ridurrebbero l’efficacia della seduta.
- Mascherina pediatrica: dimensionata sulle caratteristiche anatomiche del viso infantile, deve garantire un’aderenza confortevole senza causare ansia o disagio nel bambino, fattore che influisce direttamente sulla compliance terapeutica. La scelta della taglia corretta è fondamentale: una mascherina troppo grande lascia disperdere il farmaco nebulizzato nell’ambiente circostante invece di veicolarlo verso le vie respiratorie del piccolo paziente.
- Boccaglio: indicato quando si desidera concentrare l’erogazione del farmaco verso le basse vie respiratorie (bronchi e bronchioli), riducendo la dispersione nasale tipica della mascherina facciale. Per raggiungere efficacemente le basse vie aeree è generalmente preferibile l’uso del boccaglio rispetto alla mascherina, poiché il naso tende a filtrare una parte significativa delle particelle di aerosol prima che raggiungano la trachea e i bronchi.
- Forcella nasale e doccia nasale: indicate specificamente per il trattamento delle patologie delle prime vie respiratorie, come riniti, sinusiti e adenoiditi. Veicolano il farmaco direttamente nelle cavità nasali e nei seni paranasali, dove una mascherina o un boccaglio generico non riuscirebbero a ottenere la stessa concentrazione locale del principio attivo.
Indicazioni cliniche generali dell’aerosolterapia
L’aerosolterapia trova indicazione in un’ampia gamma di condizioni respiratorie, sia acute che croniche, dove la somministrazione locale del farmaco offre vantaggi significativi rispetto alla via sistemica. Le principali condizioni cliniche che beneficiano della nebulizzazione comprendono le infezioni e infiammazioni delle prime vie respiratorie come raffreddore, faringite e laringite, le bronchiti acute e croniche, l’asma bronchiale nelle fasi di riacutizzazione e nella terapia di mantenimento, la broncopolmonite, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), e patologie più complesse come la fibrosi cistica, dove l’aerosolterapia con antibiotici specifici come la tobramicina rappresenta un cardine del trattamento cronico.
La frequenza e la durata delle sedute di aerosolterapia sono sempre stabilite dal medico prescrittore in base alla patologia, al farmaco utilizzato e alla risposta clinica del paziente. In linea generale gli schemi terapeutici più comuni prevedono due inalazioni al giorno, ma in caso di indicazione medica specifica la frequenza può aumentare fino a quattro somministrazioni giornaliere. È importante seguire scrupolosamente le indicazioni ricevute, senza modificare autonomamente la posologia, la durata o la frequenza del trattamento prescritto.
Igiene e manutenzione dell’apparecchio per aerosol
La corretta igiene e manutenzione dell’apparecchio per aerosol professionale è un aspetto clinicamente rilevante quanto la scelta della tecnologia di nebulizzazione, poiché un dispositivo non pulito correttamente può diventare un ricettacolo di batteri e muffe, con il rischio concreto di trasformare uno strumento terapeutico in una fonte di contaminazione e di infezione respiratoria. La pulizia deve essere eseguita subito dopo ogni utilizzo. Rimandare il lavaggio è un errore frequente. I residui di farmaco possono seccarsi sulle pareti dell’ampolla e favorire la proliferazione di batteri e muffe.
La procedura corretta di pulizia quotidiana
La pulizia di routine dell’apparecchio per aerosol, da eseguire dopo ogni singola seduta, segue una sequenza precisa che è importante rispettare per garantire l’efficacia igienica della procedura senza danneggiare i componenti del dispositivo.
- Lavarsi accuratamente le mani prima di toccare qualsiasi componente dell’apparecchio, per evitare di contaminare le parti smontate con germi e batteri presenti sulla cute. Staccare il dispositivo dalla presa di corrente e smontare con delicatezza tutte le componenti seguendo le indicazioni riportate nel libretto di istruzioni fornito dal produttore.
- Sciacquare l’ampolla nebulizzatore, il boccaglio, la mascherina e gli altri accessori smontabili con acqua corrente tiepida per eliminare i residui visibili di farmaco. Successivamente lavare ogni componente con acqua e un detergente neutro e delicato, in grado di rimuovere le impurità senza danneggiare la plastica con cui sono realizzati i diversi elementi del dispositivo.
- Risciacquare abbondantemente con acqua corrente fredda per rimuovere ogni traccia di detergente, quindi asciugare con cura ogni componente con un panno pulito, preferibilmente in microfibra, oppure lasciare asciugare all’aria su una superficie pulita. Un’asciugatura completa e accurata è fondamentale per prevenire la proliferazione di germi nelle parti umide del dispositivo prima del successivo utilizzo.
- Pulire l’apparecchio esterno e il tubo di connessione con un panno inumidito con un detergente antibatterico privo di solventi, evitando di immergere in acqua le parti elettriche del dispositivo, che potrebbero subire danni irreversibili al circuito interno o al compressore.
La disinfezione periodica dei componenti
Oltre alla pulizia quotidiana, è opportuno effettuare periodicamente una disinfezione più approfondita dei componenti dell’ampolla nebulizzatore e degli accessori, in particolare quando il dispositivo viene condiviso da più persone o al termine di un ciclo di trattamento per una patologia infettiva. Per disinfettare l’ampolla e il boccaglio è possibile metterli a bollore in acqua per circa dieci minuti, una procedura che garantisce un’efficace decontaminazione batterica senza l’uso di prodotti chimici aggressivi. La mascherina, invece, non deve mai essere immersa in acqua bollente: va disinfettata immergendola in acqua fredda con una soluzione disinfettante delicata per circa un quarto d’ora, oppure in una soluzione di acqua e aceto bianco in proporzioni di tre parti di acqua e una di aceto.
Molti componenti possono essere lavati anche in lavastoviglie. È consigliabile utilizzare un ciclo ad almeno 70 °C. Questa soluzione permette di pulire e disinfettare in un’unica operazione. Prima del lavaggio verifica sempre che il produttore lo consenta. È sempre necessario verificare nel libretto di istruzioni se i componenti specifici del proprio modello sono compatibili con il lavaggio in lavastoviglie prima di procedere, poiché alcuni materiali plastici potrebbero deformarsi alle alte temperature.
Sostituzione periodica degli accessori
Mascherine, boccagli e tubi di connessione non sono progettati per durare indefinitamente: con l’uso ripetuto possono usurarsi, perdere elasticità e aderenza, o sviluppare microfessurazioni che ne compromettono l’efficacia funzionale e igienica. È buona pratica sostituire periodicamente questi componenti, soprattutto in caso di utilizzo frequente o quotidiano dell’apparecchio per aerosol. Anche l’ampolla nebulizzatore, sebbene più resistente, andrebbe sostituita periodicamente secondo le indicazioni del produttore, in particolare se si notano perdite di liquido, un aumento del volume residuo dopo la terapia o un allungamento anomalo della durata del trattamento rispetto ai tempi standard previsti per quel modello specifico.
Dopo ogni seduta di aerosolterapia, in particolare quando vengono utilizzati farmaci a base di corticosteroidi, è buona pratica clinica risciacquare la cavità orale del paziente con acqua. I residui di corticosteroidi trattenuti in bocca o sulla lingua possono favorire la comparsa di infezioni micotiche locali come la candidosi orale, una complicanza facilmente prevenibile con un semplice gesto igienico al termine del trattamento.
Domande frequenti sull’aerosol professionale e l’aerosolterapia
Qual è la differenza principale tra aerosol a pistone e a ultrasuoni?
La differenza principale riguarda il meccanismo di nebulizzazione e la compatibilità farmacologica. L’aerosol a pistone utilizza un compressore meccanico che spinge aria attraverso l’ampolla senza scaldare significativamente il farmaco, risultando compatibile con quasi tutti i tipi di principio attivo, compresi antibiotici e cortisonici. L’aerosol a ultrasuoni utilizza vibrazioni ad alta frequenza che generano calore nella soluzione, con il rischio di alterare alcune molecole termolabili, ma offre un output di nebulizzazione superiore e una maggiore silenziosità di funzionamento.
Quale aerosol scegliere per i farmaci cortisonici e antibiotici?
Per la nebulizzazione di farmaci cortisonici, antibiotici e soluzioni dense o oleose, l’aerosol a pistone rimane generalmente la scelta più sicura, poiché non comporta il rischio di degradazione termica del principio attivo tipico della tecnologia a ultrasuoni. È sempre indispensabile verificare le indicazioni specifiche riportate nel foglietto illustrativo del farmaco prescritto, poiché alcune molecole sconsigliano esplicitamente l’uso con determinate tecnologie di nebulizzazione.
Perché le particelle dell’aerosol devono avere una dimensione specifica?
La dimensione delle particelle, espressa come MMAD, determina la profondità di penetrazione del farmaco nell’apparato respiratorio. Particelle superiori a 5 micron tendono a depositarsi nelle vie aeree superiori (naso, faringe), mentre particelle inferiori a 5 micron raggiungono più efficacemente bronchi e bronchioli. Per trattare patologie delle basse vie respiratorie come la broncopolmonite è necessario un apparecchio e un’ampolla in grado di produrre particelle sufficientemente piccole, mentre per le patologie delle prime vie respiratorie sono indicate particelle di dimensioni maggiori.
Quante volte al giorno si può fare l’aerosol?
La frequenza delle sedute di aerosolterapia deve essere sempre stabilita dal medico prescrittore in base alla patologia, al farmaco utilizzato e alla risposta clinica del paziente. Gli schemi terapeutici più comuni prevedono generalmente due inalazioni al giorno, ma in presenza di indicazione medica specifica la frequenza può arrivare fino a quattro somministrazioni giornaliere. Non bisogna mai modificare autonomamente la posologia o la frequenza indicata dal medico.
Come si puliscono correttamente i componenti dell’aerosol?
Dopo ogni seduta, l’ampolla, la mascherina e il boccaglio vanno smontati e lavati con acqua tiepida e detergente neutro, risciacquati abbondantemente e asciugati con cura. Periodicamente è opportuno disinfettare l’ampolla e il boccaglio mettendoli a bollore per circa dieci minuti, mentre la mascherina va disinfettata in acqua fredda con soluzione disinfettante delicata per circa un quarto d’ora, poiché non può essere immersa in acqua bollente. Molti componenti possono essere lavati anche in lavastoviglie con ciclo ad alta temperatura, se compatibili con il materiale specifico.
Quando bisogna sostituire la mascherina e gli accessori dell’aerosol?
Mascherine, boccagli e tubi di connessione vanno sostituiti periodicamente, soprattutto in caso di uso frequente, poiché con il tempo possono usurarsi, perdere elasticità e ridurre la propria efficacia nell’aderenza al viso del paziente. Anche l’ampolla nebulizzatore andrebbe sostituita se si notano perdite di liquido, un aumento del volume di farmaco residuo dopo la seduta o un allungamento anomalo della durata del trattamento rispetto agli standard previsti per quel modello.